Come si comportano le piante per attirare i loro impollinatori

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Recentemente ho pubblicato, insieme a Olive Imanizabayo, Dennis Hansen, e Scott Armbruster, un articolo dove esaminiamo come il ‘comportamento’ dei fiori possa influenzarne l’impollinazione. Ci siamo concentrati, in particolare, sul movimento di certe strutture extraflorali, e su come questo possa modificare l’accesso ai fiori da parte degli insetti impollinatori.

Petunia, Rosa e Margherita al loro primo incontro di pianificazione famigliare. “Ricordate, signorine: se non volete essere impollinate, tenete i petali chiusi.” © 2012 Scott Hilburn.

La maggior parte delle piante si riproduce per mezzo di fiori, e per trasferire il polline si affidano per lo più ad animali, per questo detti impollinatori. Nella corsa evolutiva per ottimizzare il successo riproduttivo, le piante sviluppano cosiddette ‘sindromi florali’, ovvero associazioni di caratteristiche florali (forma, colore…) implicate nell’attirare gli impollinatori. Le sindromi florali aumentano le possibilità di un fiore di essere impollinato dai suoi specifici impollinatori, riducendo le possibilità di essere visitato da impollinatori meno specifici o meno efficienti o da ‘ladri di polline’ (animali che consumano polline senza trasferirlo).

Armbruster Herzig 1984

Tassi di visita da parte degli impollinatori di Dalechampia heteromofpha e D. scandens a Panama, 13-26 Gennaio 1980 (media +/- deviazione standard). Armbruster and Herzig (1984).

Il ruolo della morfologia dei fiori nel determinare le interazioni tra piane e impollinatori è ampiamente studiato, mentre quello delle strutture extrafiorali è meno noto. Per contribuire a colmare questa lacuna abbiamo studiato la relazione tra la mobilità delle brattee e la visita di impollinatori in Dalechampia aff. bernieri, una pianta rampicante endemica del Madagascar.

I fiori di Dalechampia aff. bernieri sono piccoli e organizzati in infiorescenze.Ciancuna infiorescenza è collocata tra due brattee, foglie modificate in modo da sembrare petali, bianche. Le brattee sono mobili, cosicchè le infiorescenze sono più o meno visibili ed accessibili in diversi momenti della giornata. Nelle specie centramericane Dalechampia heteromorpha e D. scandens le brattee sono altamente sincronizzatea livello di popolazione, esponendo le infiorescenze agli impollinatori solo in specifici momenti della giornata. Questo permette alle due specie di coesistere e di sfruttare i medesimi impollinatori senza che il polline di una specie vada sprecato sui fiori dell’altra. Quando le infiorescenze di una specie sono esposte, le altre sono nascoste dalle brattee chiuse, e viceversa (Armbruster ed Herzig 1984).

Infiorescenze di D. aff. bernieri visitate dalle api Nomia viridilimbata (a) e Liotrigona (b). Fotografie di W. Scott Armbruster (a) e Marco Plebani (b).

Dalechampia aff. bernieri è visitata sia dalle api Nomia viridilimbata, impollinatori molto efficienti, sia da api del genere Liotrigona, che sono primariamente ladri di polline. Il nostro obiettivo era determinare se il movimento delle brattee di Dalechampia aff. bernieri è sincronizzato con l’attività di N. viridilimbata, rendendo i fiori più accessibili quando N. viridilimbata è più attiva, e meno accessibili nel resto del tempo in modo che siano protetti dai ladri di polline.

I dati hanno confermato la nostra ipotesi. Sebbene ci sia variabilità tra piante, in generale le brattee lasciano i fiori più esposti nella tarda mattinata, quando l’attività di N. viridilimbata è all’apice. Nel resto della giornata i fiori sono meno esposti: questo riduce le probabilità che essi siano impollinati, ma rende anche l’attività dei ladri di polline più ardua.

Cambiamenti giornalieri nell’angolo formato dalle brattee di D. aff. bernieri (Plebani et al. 2015). Ciascun pannello si riferisce ad una pianta differente, e ciascun colore ad una infiorescenza differente. Le curve rappresentano polinomiali di secondo grado i cui parametri descrivono al meglio i dati osservati.

Bibliografia