Come si comportano le piante per attirare i loro impollinatori

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Recentemente ho pubblicato, insieme a Olive Imanizabayo, Dennis Hansen, e Scott Armbruster, un articolo dove esaminiamo come il ‘comportamento’ dei fiori possa influenzarne l’impollinazione. Ci siamo concentrati, in particolare, sul movimento di certe strutture extraflorali, e su come questo possa modificare l’accesso ai fiori da parte degli insetti impollinatori. Continue reading

Profumo di primavera

In seguito al conseguito diploma di laurea ho deciso di regalarmi un enorme zaino Ferrino ed una tenda Quechua da due posti, abbastanza leggera (2,9 Kg) da accompagnarmi quando voglio viaggiare on the road ma “comodamente”.

Per provare la nuova attrezzatura, e per assecondare l’irresistibile brezza primaverile di questi giorni, ho deciso di mettere zaino e scarponi e di lanciarmi pei sentieri delle Alpi Apuane, così vicine a Pisa eppure da me mai esplorate prima.

Ho voglia di montagne, roccia, erba e solitudine. Ho voglia di ascoltare il vento. Ho voglia di camminare sicuro nella natura, sapendo che nello zaino sulle mie spalle ho tutto ciò che mi serve: cibo nutriente, acqua fresca, vestiti caldi.

E un preziosissimo, inestimabile Opinel n.8.

Mein Fahrrad

Pisa, dove studio, è una piccola città, e la sua viabilità è nota per essere ai limiti dell’assurdo.

A volte ho provato a muovermi nel centro in Vespa: sono più rapido delle automobili, ma impiego comunque più tempo che a muovermi in bici. Così, ogni mattina, per dirigermi verso il laboratorio o la facoltà, inforco la bicicletta.

In quanto studente universitario, ho la fortuna di non dovermi piegare a levate antelucane: normalmente mi muovo tra le otto e mezza e le nove e mezza. A quanto pare questo è un orario critico per un sacco di gente: tutte le mattine incappo nella solita, pressoché ininterrotta e pressoché immobile colonna di auto; tutte le mattine mi sorbisco i loro gas di scarico.

Nonostante questo, mentre pedalo, il mio sorriso si ferma appena al di sotto delle orecchie: è il marchio del ciclista gaudente che scivola agile attraverso gli ingorghi; è il segno del potere della bicicletta, che permette di sfrecciare nelle ZTL, imboccare sensi unici contromano senz’ombra di sensi di colpa, volare attraverso il centro in piedi sui pedali… Dove gli automobilisti non possono sognare di arrivare.

Ogni giorno, superando la solita fila delle solite auto a passo d’uomo con il solito (minimo) numero di passeggeri, cerco di figurarmi quali possano essere i pensieri degli automobilisti. Si accorgeranno del ciclista (sempre lo stesso) che ogni mattina li sorpassa senza nemmeno provare a mascherare la propria soddisfazione?

Si limiteranno a mormorare qualche imprecazione tra i denti? Oppure a qualcuno sorgerà il dubbio che, forse, l’idea di andare in ufficio in bici non è proprio da buttar via?

Io continuo a muovermi sui miei pedali, a sfrecciare pericolosamente tra i pedoni, ad arrivare in facoltà col fiatone e il sangue che tira.

Tra i denti non mormoro imprecazioni, ma canzoni allegre: ad esempio “Mein Fahrrad” (La mia bicicletta), inno al ciclismo urbano dei tedeschi Die Prinzen.

Sulla vivace, imprevedibile vita politica italiana.

Ho provato più volte a scrivere questo articolo, ma sistematicamente mi blocco.

Davvero, sono spiazzato: provo e riprovo ad analizzare in maniera razionale le “novità” politiche degli ultimi tempi, ma non ci riesco.

Per cercare di chiarirmi la situazione voglio elencare, a memoria, i principali fatti politici degli ultimi mesi.

L’ 8 Settembre 2007 ha avuto luogo il V-Day di Beppe Grillo. Partito in sordina, inizialmente ignorato dagli organi d’informazione ufficiali, ha avuto invece largo seguito popolare, catalizzando la frustrazione diffusa nei confronti di una politica pagliaccesca, demagogica, ipocrita.

Normalmente bollo queste iniziative come qualunquiste e senza futuro: “Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti”, scriveva Calvino ne “Il Barone Rampante”.

Eppure, per più di un momento ho avuto l’impressione che davvero fosse giunto il momento di un cambiamento, che davvero si fosse pronti a un rinnovamento sano, propositivo, partito dal basso eppure pronto ad arrivare in alto.

Anche il mondo politico ufficiale ha percepito che qualcosa, in basso, ha tremato: e ha reagito a modo suo.

Prima è stato il tempo delle voci scandalizzate da un lato, delle bonarie “aperture alla discussione” dall’altro.

Poi è giunto il tempo delle “risposte concrete”.



Oh, scusate: forse è il caso che le citi, queste “risposte concrete”.

Mi riferisco ovviamente alla nascita del “Partito Democratico”, così moderno, così propositivo; che davvero “risponde ai bisogni del Paese”; che finalmente dà spazio a voci nuove: ad esempio quelle di Prodi, di Veltroni, di Fassino, di Rutelli.

Ovviamente, sull’onda di questo circolo virtuoso, anche la Destra ha compreso la necessità di adattarsi ai tempi nuovi.

Ed ecco che viene sciolta “Forza Italia” (guidata da Silvio Berlusconi), ecco che nasce il “Partito del Popolo delle Libertà” (guidato… Da Silvio Berlusconi).

Quello che trovo davvero preoccupante, in tutto questo, è la voglia di dialogo tra i due “nuovi” schieramenti. In un mondo ideale, con una politica degna di questo nome, avrei salutato questa come la volontà di un confronto critico e costruttivo.

Ma siamo nel mondo reale, in Italia: se due coalizioni politiche, che fino al giorno prima si erano beccate in modo bambinesco, improvvisamente cambiano pelle e si vengono incontro a braccia aperte, mi sembra lecito avere qualche sospetto.

Il mio sospetto è che, in maniera più o meno consapevole, ci si stia movendo verso il partito unico: bandite ‘destra’ e ‘sinistra’, concetti obsoleti; banditi gli ideali, sciocche pastoie da sognatori; la strada è finalmente sgombra per collegare i due estremi del parlamento in un solo grande schieramento (privo di caratterizzazione, ideali e obiettivi: ma che importa?).

Ho il terribile sentore che il malumore dell’elettorato stia ricevendo la peggiore delle risposte: anziché fermarsi e ripensare sé stessa, la classe politica sta preferendo la via opposta, rafforzando i propri privilegi di casta, sicura dell’indifferenza e dell’inerzia dell’elettorato.

Forse la mia visione è troppo influenzata dall’orwelliano “1984”.

Forse la situazione non è così tragica: ma teniamo gli occhi aperti.